In un panorama aereo segnato da turbolenze che non riguardano solo le correnti d’alta quota, i giganti del trasporto turistico europeo hanno rotto il silenzio per blindare la fiducia dei passeggeri in vista della stagione estiva 2026.
La mossa arriva in risposta a un mix esplosivo di rincari del greggio, tensioni geopolitiche e l’introduzione di nuovi protocolli digitali alle frontiere, fattori che stavano iniziando a erodere la serenità di chi ha già staccato il biglietto.
Mentre le quotazioni del cherosene oscillano pericolosamente a causa dell’instabilità nello Stretto di Hormuz, compagnie come Jet2, EasyJet e TUI hanno assunto una posizione netta: nessun supplemento carburante verrà applicato alle prenotazioni già esistenti.
Aggiornamento: EasyJet, TUI, Jet2, cosa dobbiamo aspettarci
Jet2 ha addirittura fatto un passo ulteriore, eliminando definitivamente la clausola relativa ai supplementi dai propri termini e condizioni, una scelta che Steve Heapy, CEO del gruppo, ha definito un atto dovuto per garantire “certezza” al tempo libero dei propri clienti. Questa strategia crea un solco profondo rispetto ai vettori di bandiera come Air France-KLM e Lufthansa, che hanno già iniziato a scaricare i costi operativi sugli utenti con rincari che variano dai 50 ai 100 euro per le tratte a lungo raggio.

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In Italia, la situazione riflette questa dicotomia. Se da un lato il mercato delle isole, con Sardegna e Sicilia in testa, sembra mostrare una maggiore resilienza operativa, dall’altro alcuni scali nazionali iniziano a soffrire criticità logistiche. Secondo i dati IATA aggiornati ad aprile 2026, aeroporti come Milano Linate, Venezia, Bologna e Brindisi stanno affrontando limitazioni localizzate nei rifornimenti di carburante, una variabile che potrebbe influenzare la puntualità dei voli pur senza intaccare, per ora, la validità dei titoli di viaggio.
Oltre ai costi, l’altra grande sfida è rappresentata dal debutto del sistema EES (Entry/Exit System) dell’Unione Europea. La digitalizzazione della frontiera, che prevede la raccolta di dati biometrici (impronte digitali e foto del volto) per i cittadini non UE al primo ingresso nell’area Schengen, sta già generando colli di bottiglia significativi.
Un dettaglio apparentemente insignificante, ma cruciale per chi viaggia con i più piccoli, è che i minori di 12 anni sono esentati dalla scansione delle impronte, pur dovendo sottostare alle altre procedure. È un piccolo spiraglio di velocità in un meccanismo che, nelle prime settimane di applicazione, ha allungato i tempi di attesa oltre le medie stagionali.
Un’intuizione che emerge analizzando i flussi attuali suggerisce che il valore di un volo non risieda più nella velocità del trasferimento, ma nella “staticità” del contratto: il passeggero del 2026 non cerca l’offerta dell’ultimo minuto, ma un rifugio contrattuale contro l’inflazione energetica.
A terra, intanto, i diritti restano il paracadute principale. L’ENAC ricorda che, nonostante le “circostanze eccezionali” spesso invocate dalle compagnie in caso di cancellazioni legate alla crisi internazionale, il Regolamento (CE) n. 261/2004 rimane pienamente operativo.
Questo significa che, qualora un volo dovesse saltare per ragioni diverse dallo sciopero del personale di terra (come i recenti fermi che hanno interessato i controllori di volo a Fiumicino e Ciampino il 10 aprile 2026), i viaggiatori hanno diritto al rimborso integrale entro sette giorni o alla riprotezione. Per chi decolla dai terminal di Londra Gatwick, un’ultima nota pratica: dal 29 marzo 2026, EasyJet ha concentrato tutte le operazioni al Terminal Nord, un cambiamento che richiede quel pugno di minuti in più per non perdere la coincidenza con la navetta inter-terminal.








