Il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili ha annunciato un aumento medio dell’1,5% a partire dal 1° gennaio 2026.
L’analisi di Altroconsumo evidenzia un aumento medio reale dell’1,1%, inferiore a quanto comunicato ufficialmente, ma con variazioni significative da una tratta all’altra.
In generale, i rincari si traducono in incrementi di 10-30 centesimi per singola tratta, ma il peso percentuale è più marcato sulle arterie del Nord Italia particolarmente trafficate come le autostrade tra Dalmine e Milano Est, Bergamo e Milano Est, o Trento Nord e Bolzano Sud, dove gli aumenti superano il 2%.
Aumento dei pedaggi, le autostrade da evitare subito per non svuotare il portafoglio
Tra le tratte con maggiori incrementi si segnalano:
– A1 Firenze Sud-Roma Nord, con un aumento di 0,30 euro;
– A14 Napoli-Bari Nord, anch’essa con +0,30 euro;
– A14-A1 Bologna Casalecchio-Firenze Nord, +0,20 euro;
– A4 Torino Rondissone-Novara Ovest, +0,20 euro.

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Al contrario, alcune tratte importanti non hanno subito alcun aumento, tra cui:
– A14 Bologna Borgo Panigale-Modena Sud;
– A8 Malpensa T1-Milano;
– A20 Messina-Buonfornello;
– A2-A3 Napoli-Cosenza;
– A24 Tivoli-Roma Est.
Sebbene gli aumenti possano sembrare contenuti a livello individuale, il loro effetto si amplifica notevolmente nel corso dell’anno per chi percorre quotidianamente le autostrade, come pendolari, lavoratori e piccoli imprenditori.
L’incidenza economica può raggiungere facilmente diverse decine o addirittura centinaia di euro aggiuntivi su base annua per famiglia, aggravando un quadro dei costi di trasporto già elevato e spesso non compensato da alternative valide di trasporto pubblico.
Per valutare il peso reale dei pedaggi, Altroconsumo utilizza il parametro del costo ogni 100 chilometri, che consente un confronto efficace tra tratte di diversa lunghezza. Tra le tratte più onerose emergono:
– A4 Novara Est-Milano Ghisolfa con 14,08 euro ogni 100 km;
– A4 Torino Rondissone-Novara Ovest, 13,86 euro;
– A24 Tivoli-Roma Est, 10,48 euro;
– A24 Teramo-L’Aquila Est, 10,59 euro;
– A2-A3 Napoli-Cosenza, 10,45 euro.
L’indagine mette in luce una forte disomogeneità del sistema pedaggiario nazionale, con un Nord generalmente più caro rispetto a Centro e Sud.
In Sicilia, alcune tratte autostradali rimangono a pedaggio gratuito, a testimonianza della complessità e frammentarietà del modello tariffario italiano. Questa mancanza di uniformità rende difficile per l’utente valutare in modo trasparente il rapporto qualità-prezzo delle infrastrutture utilizzate.
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