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Sembra un film, ma è reale: sotto terra c’è una vera città scolpita nella roccia

Dove si trova la città sommersa nella rocciaSembra un film, ma è reale: sotto terra c’è una vera città scolpita nella roccia-ilmiogirointornoalmondo.it

Questo complesso ipogeo, scavato nella roccia vulcanica, si estende per circa 85 metri di profondità articolandosi su otto livelli, e poteva ospitare fino a 20.000 abitanti.

La sua storia millenaria racconta di un rifugio e di una fortezza nascosta, progettata per proteggersi dalle numerose invasioni che hanno segnato la regione.

Origini e struttura della città sotterranea

Le prime tracce di Derinkuyu risalgono all’VIII-VII secolo a.C., periodo in cui l’area era dominata dall’antico popolo dei Frigi. Sebbene non si conosca con certezza il motivo che spinse queste popolazioni a scavare un tale complesso sotterraneo, la tradizione dell’ipogeismo nella Cappadocia è documentata fin dalla preistoria. Lo storico greco Senofonte, vissuto tra il V e IV secolo a.C., descrisse come gli abitanti locali costruissero le proprie abitazioni direttamente nella roccia, una testimonianza diretta dell’antica cultura ipogea.

Città sotterranea: dove si trova?

Origini e struttura della città sotterranea-ilmiogirointornoalmondo.it

Nel corso dei secoli, la città sotterranea si ampliò, sviluppandosi su più livelli e integrando un ingegnoso sistema di ventilazione, fondamentale per la sopravvivenza di chi vi abitava. Tra gli elementi più imponenti spicca un pozzo centrale di 55 metri di diametro, da cui deriva il nome turco Derinkuyu, che significa “pozzo profondo”.

Il culmine dell’espansione di Derinkuyu si colloca nell’Alto Medioevo, tra il VII e l’XI secolo d.C., sotto l’Impero Bizantino. In questo periodo, l’avanzata degli Arabi e successivamente dei Turchi trasformò la Cappadocia in una terra di conflitti e invasioni. Le comunità cristiane grecofone della regione utilizzarono la rete sotterranea per sfuggire ai pericoli esterni. La città, allora conosciuta con il nome greco di Malakopea, fu ampliata per accogliere fino a 20.000 persone, dotata di chiese, stalle, pozzi, impianti per la spremitura di uva e olive e sofisticati sistemi di ventilazione.

Questo complesso ipogeo era progettato per garantire totale autosufficienza: una volta sigillate le entrate con grandi pietre mobili, gli abitanti potevano resistere all’assedio per lunghi periodi, isolati dal mondo esterno. Inoltre, Derinkuyu era collegata tramite tunnel lunghi quasi 9 chilometri con un’altra città sotterranea vicina, Kaymakli, formando così un sistema difensivo integrato di straordinaria complessità.

Dopo la fine delle minacce esterne, la città sotterranea continuò ad essere un rifugio in tempi più recenti, soprattutto tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, quando comunità greche e armene si nascondevano qui per sfuggire alle persecuzioni etniche nell’ultimo periodo dell’Impero Ottomano. Il trattato di scambio di popolazione tra Grecia e Turchia del 1923 portò all’abbandono definitivo della regione da parte dei greci, e Malakopea/Derinkuyu cadde nell’oblio.

La riscoperta avvenne casualmente nel 1963, quando durante una ristrutturazione domestica venne scoperto un passaggio segreto dietro un muro. Le esplorazioni successive hanno portato alla valorizzazione del sito che oggi, pur non essendo ancora completamente esplorato, rappresenta una delle attrazioni archeologiche più visitate della Cappadocia, con un impatto culturale e turistico di rilievo a livello internazionale. La sua straordinaria ingegneria e la storia millenaria continuano a stupire studiosi e visitatori da tutto il mondo.

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