Chi, e come, può richiedere l’aumento della pensione nel 2026 all’INPS: bastano questi requisiti e questi documenti.
Con il progressivo inasprimento dei requisiti per il pensionamento in Italia, si verifica sempre più spesso un paradosso: prolungare l’attività lavorativa può tradursi in una pensione più bassa.
Questo fenomeno si verifica quando gli ultimi anni di lavoro sono caratterizzati da retribuzioni inferiori rispetto a quelle percepite in precedenza, incidendo negativamente sul calcolo dell’assegno pensionistico. Tuttavia, esiste un meccanismo che permette, in determinate condizioni, di richiedere all’INPS un ricalcolo dell’importo pensionistico, potenzialmente più favorevole.
La neutralizzazione dei contributi: cos’è e come funziona
La neutralizzazione dei contributi è uno strumento giuridico nato dalla giurisprudenza e riconosciuto dalla Corte Costituzionale (sentenza n. 82/2017) e dalla Corte di Cassazione, che nel 2024 ha ampliato la sua applicazione anche ai pensionati anticipati, a condizione che abbiano raggiunto l’età della pensione di vecchiaia (67 anni). Il principio alla base di questo istituto è quello di evitare che periodi lavorativi successivi al raggiungimento del diritto pensionistico, ma caratterizzati da redditi più bassi, comportino una riduzione dell’assegno.
In pratica, è possibile richiedere che tali periodi contributivi vengano esclusi dal calcolo della pensione, se risultano penalizzanti. Tale ricalcolo, tuttavia, non è automatico e richiede la presentazione di una domanda specifica all’INPS. La neutralizzazione si applica esclusivamente alle pensioni calcolate, anche solo parzialmente, con il sistema retributivo o misto. È invece escluso il sistema completamente contributivo, in cui l’importo dell’assegno dipende unicamente dal montante contributivo accumulato e dall’età di pensionamento, senza considerare la media delle retribuzioni.
Un punto cruciale riguarda i lavoratori andati in pensione anticipata: per loro la richiesta di neutralizzazione può essere avanzata solo al compimento dei 67 anni, quando la pensione anticipata è equiparata a quella di vecchiaia. Solo da quel momento è possibile valutare se alcuni contributi versati negli anni finali di attività siano superflui e penalizzanti. Inoltre, la neutralizzazione può riguardare esclusivamente i contributi versati negli ultimi cinque anni di lavoro. Periodi più remoti, anche se caratterizzati da redditi inferiori, non possono essere esclusi dal calcolo pensionistico.

Chi può chiedere l’aumento della pensione: le regole INPS 2026 – Ilmiogirointornoalmondo.it
Questo è un aspetto fondamentale, perché non conta soltanto la presenza di contributi “deboli”, ma soprattutto quando sono stati versati. L’ipotesi più diffusa è quella del lavoratore che, dopo aver maturato il diritto alla pensione, decide di continuare a lavorare ma con condizioni meno vantaggiose: passaggio a part-time, mansioni meno remunerate, contratti a termine o lavoro discontinuo. Questi anni aggiuntivi, se calcolati con il metodo retributivo, possono abbassare la retribuzione media e dunque ridurre l’importo della pensione.
Il ricalcolo conviene soprattutto a chi ha proseguito l’attività lavorativa dopo aver maturato il diritto alla pensione, ma con stipendi più bassi rispetto al passato. Se la domanda di neutralizzazione viene accolta, l’incremento dell’assegno è stabile nel tempo, in quanto elimina l’effetto distorsivo generato dagli ultimi anni di contribuzione. Va sottolineato che esistono casi in cui la neutralizzazione è già automatica, come per i contributi figurativi legati ai periodi di disoccupazione coperti da Naspi: tali periodi non influenzano la media delle retribuzioni e non richiedono alcuna domanda specifica.
Al contrario, retribuzioni effettivamente percepite ma ridotte (ad esempio part-time o contratti meno remunerativi) entrano nel calcolo e possono essere oggetto di neutralizzazione solo su richiesta. Sono invece esclusi dalla neutralizzazione:
- i pensionati con trattamento interamente contributivo;
- chi necessita di quei contributi per maturare il diritto alla pensione;
- chi chiede di neutralizzare periodi non collocati negli ultimi cinque anni di attività.
Questa distinzione rispetta il principio giuridico secondo cui non si possono eliminare contributi essenziali per il diritto alla pensione, ma solo quelli superflui che penalizzano l’importo dell’assegno. La procedura per richiedere la neutralizzazione prevede la presentazione di una domanda all’INPS, nella quale devono essere specificati i periodi contributivi da escludere e allegata la documentazione che attesti un calo retributivo. Se la richiesta viene accolta, il ricalcolo ha effetto retroattivo entro i termini di prescrizione, rendendo quindi consigliabile una verifica tempestiva della propria posizione contributiva.
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